Gli Ostracodi

ostracode
Ostracode osservato a 45 ingrandimenti. Notare le antenne sulla sinistra, l’occhio (punto nero), gli organi interni e il bordo delle due valve (in questo caso una è più piccola dell’altra). Credit: V. Di Michele

 

A volte pensiamo che bisogna recarsi in posti esotici per trovare creature bizzarre, curiose ed insolite. In realtà è sufficiente osservare la vita del piccolo mondo di una pozza d’acqua. Oggi parliamo degli Ostracodi.

Gli Ostracodi sono un gruppo di animali molto antico, risalente al periodo Cambriano, oltre 500 milioni di anni fa. Fanno parte della Classe dei crostacei costituendo una sottoclasse propria. Osservandoli superficialmente possono essere confusi come piccoli conchiglie (Classe dei molluschi) poiché il loro corpo appare molto poco segmentato (si pensi, invece, al corpo di un gamberetto) ed è racchiuso in un guscio bivalve calcificato. 
Le loro dimensioni oscillano da pochi decimi di millimetro a 3 cm (Gigantocypris mulleri). Sono tutti animali acquatici (per lo più marini) e le specie dulciacquicole sono molto resistenti alla siccità e al gelo, potendo serrare le due valve in attesa di tempi migliori. Chi volesse osservarli si deve munire di pazienza e lente di ingrandimento (meglio uno semplice stereoscopio). Osservate il fondo di una pozza temporanea o di uno stagno o potrete vederli insieme a daphnie e altri organismi. Solitamente sono traslucidi con sfumature verdognole o giallognole. La maggior pare di loro si muove freneticamente sul fondo della raccolta d’acqua, nutrendosi di detriti, batteri/alghe o predando altri animali.

È davvero affascinante osservare gli ostracodi durante le loro attività e ancora più interessante è osservare come i loro corpi si siano adattati al loro stile di vita. Alcune specie sono planctoniche, la maggior parte sono bentonite (vivono sul fondo). Per muoversi usano principalmente le antenne che sono diversamente strutturate a seconda che la specie nuoti, si arrampichi sulla vegetazione o scavi (rispettivamente sono: lunghe e setolose, uncinate, corte e robuste). 

È possibile allevarli con le opportune cure. Il più delle volte sono ospiti inaspettati che colonizzano terrari e acquari, giungendo come “clandestini” da piante o materiale prelevato in natura.

Vincenzo Di Michele

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